Fiat br 20

30.10.2011 14:10

LA STORIA

a cura di BRUNO SPADI

 

La notte tra il 12 e il 13 giugno

1940 la nostra aviazione fu inviata

a bombardare Tolone. 

La Luftwaffe aveva a quel tempo una

base presso Avignone,a pochi chilometri

da Marsiglia.Le condizioni meteo 

erano pessime ma dieci bombardieri FIAT BR20 

del 13° stormo raggiunsero ugualmente l’obbiettivo. Solo due giorni prima Mussolini aveva dichiarato

 guerra alla Francia e all’Inghilterra parlando da palazzo Venezia. Il 5 giugno le truppe tedesche

avevano iniziato lo sfondamento delle linee francesi puntando su Parigi.Anche Badoglio all’inizio del mese

aveva invitato Mussolini a ritardare l’entrata in guerra, le nostre truppe erano male equipaggiate

e i mezzi superati.

Galeazzo Ciano nel suo diario scrive: “………La notizia della guerra non sorprende nessuno

e non desta eccessivi entusiasmi, io sono triste……..”

La nostra aviazione era armata di vecchi velivoli e quelli di ultima generazione erano mezzi

di transizione,

cioè gli aerei di passaggio tra i biplani e i moderni mezzi d’attacco e bombardamento in duralluminio:

la generazione di mezzo” fu soprannominata, il BR20 fu proprio un aereo di questi e come

tale incorporava

tutti i difetti di due intere generazioni di velivoli.

Il BR.20 fu il primo bombardiere interamente metallico Italiano (anche se molta della copertura era

ancora in tela);

volò dal febbraio del ’36 ed entrò nelle file della Regia Aviazione nel settembre successivo dopo un ciclo

di valutazioni durato circa sei mesi.

 

Partecipò alla guerra in

Spagna dal giugno del ’37

come bombardiere

con due squadriglie

ottenendo buoni risultati.

Nel 1939 venne realizzata

la variante M, caratterizzata

da una più ampia vetrata

del muso e dauna migliore

disposizione dell'armamento difensivo in torretta.

Fu utilizzato nel corso del conflitto civile spagnolo ed ebbe largo impiego in vari teatri di operazioni

della IIa Guerra Mondiale; in particolare sul fronte

della    Manica, in Grecia, in Africa settentrionale e nel corso della campagna di Russia.

Dalla versione base, la L con dislocamento leggero (negli anni ’39 ’40 serviva la tratta Roma

– Addis Abeba in undici ore), fu sviluppata quella bis interamente in alluminio, su cui erano montati

i più potenti motori Fiat A.82 RC.42 da 1.250 CV ma ne furono prodotti solo una quindicina di esemplari

nel 1943.

Altri 82 esemplari furono venduti al Giappone che li utilizzò in Manciuria e in Cina. Si dimostrò superato

già all’inizio della guerra e passò ben presto dal bombardamento alla ricognizione,

addestramento e scorta ai convogli. Era costruito in tubi di ferro saldati a traliccio, la copertura della carlinga

era in tela mentre solo le ali erano in alluminio; (altre parti erano addirittura in legno). Quelli che parteciparono

alla battaglia d’Inghilterra, precipitarono per le formazioni di ghiaccio. Tuttavia nel bombardamento, grazie

alla più razionale disposizione delle bombe, ottenne risultati migliori di quelli del più celebrato S.79.

Neo dell’armamento difensivo fu la torretta dorsale, questa non poteva colpire gli aerei nemici che si tenevano

in coda, tra gli impennaggi direzionali, inoltre era cosi pesante da dover essere servo-assistita idraulicamente,

le condutture idrauliche correvano nella parte superiore della fusoliera ed erano facile bersaglio dei colpi nemici,

bloccando cosi la mobilità dell’arma.

Trasportava un carico di 1.600 kg di bombe, era armato con una mitragliatrice calibro 7.7 (.303 Britis)

sulla torretta anteriore, una mitragliatrice calibro 7.7 sul ventre e nel modello in questione (M) una mitragliatrice

calibro 12.7, in torretta superiore girevole tipo M1 (questa mitragliatrice è ancora in posizione sul relitto

di S.Stefano).

La larghezza massima dell'apparecchio è di 21.56 mt., la lunghezza è di 16.17 metri, l'altezza è 4,30 mt.

(con carrelli estratti), la superficie totale portante è di mq 74.

Il BR20 era motorizzato con due motori stellari Fiat A.80 R.C.41

con doppia raggiera di cilindri da

1000 cv. ciascuno, le eliche sono di

tipo Fiat in duralluminio a passo

comandabile in volo dai piloti nella

cabina, il loro diametro è di 3,54 mt.

La velocità massima conseguita a

4000 mt. è stata di 393 Km/orari a

2030 giri/min., l'autonomia era di

3.000 Km. Chi volò su di essi smise di ritenerlo un aereo affidabile quasi subito, oltremodo scomodo e stretto

non forniva agli equipaggi ne un minimo confort ne sicurezza. Camminare nello stretto corridoio che da prua

portava alla torretta centrale voleva dire strisciare carponi su un tavolone legato al traliccio in metallo protetto

da semplice tela cerata. Quando erano attaccati, i proiettili nemici attraversavano l’aereo senza la minima

fatica ne il minimo rumore, perforando la tela. Il confronto con i mezzi nemici era assolutamente impari.

.

Storia del BR20 ammarato a S.Stefano al Mare (IM)

Il 13 Giugno del 1940 il cacciabombardiere immatricolato con il numero MM21503 era parte dello sfortunato

43° Gruppo (13° stormo 5a e 3a squadriglia) d’assalto che, decollati dal campo di Cascina Vaga alle 09:23,

giunsero alle 11:15, in ritardo, sull’obiettivo stabilito: l’aeroporto di Fayence. Il bombardamento della zona

comprendente la base navale di Tolone e i campi d’aviazione di Hyères (idroscalo) e St.Mandrier era già

iniziato nella mattinata con l’impiego di altri 10 unità dello stesso 13° stormo. Le condizioni atmosferiche

avverse furono causa del ritardo ed i caccia italiani impegnati nei combattimenti contro quelli francesi

erano ormai dovuti rientrare. Tre Dewoitine D520 nemici comandati dall’asso dell’aria Maresciallo Pierre

Le Gloan erano  in agguato ed attaccarono i due Br 20 della 3a squadriglia ormai separati dagli altri.

L’MM 21505 fu abbattuto ed i superstiti, pur lanciandosi col paracadute, perirono, chi durante la discesa,

chi disperso in mare, chi linciato dalla folla una volta a terra. Si salvò soltanto il 1° av. Vanuzzo accolto

dalla proprietaria del giardino privato in cui ebbe la fortuna di atterrare. L’MM 21503 (il relitto di S.Stefano,

l` unico esemplare ancora esistente e affondato ad una profondità di -49 mt.), comandato dal ten. Catalano,

ripetutamente colpito dal D520 di Le Gloan, riuscì a raggiungere il luogo d’ammaraggio a S.Stefano

con il solo motore sinistro semi funzionante e la mitragliera dorsale fuori uso poiche’ questa, servita

idraulicamente, era completamente immobile senza questo ausilio e alcuni colpi avevano tranciato i tubi

dell’olio che non raggiungeva più i comandi in torretta. L’aereo non poteva superare le alpi e decise di seguire

la costa a bassa quota. Superata La Turbie, il velivolo iniziò a scendere con un solo motore che per giunta

singhiozzava, l’unica soluzione era l’ammaraggio di fortuna. Ciò che si delineava agli occhi dei superstiti era

la costa Ligure di ponente, Ventimiglia, Ospedaletti, Sanremo. Da una galleria un treno correva in direzione

ovest-est, la stessa del velivolo, il pilota sperò che qualcuno potesse vedere l’aereo e dare l’allarme ai

mezzi di soccorso. Ma il treno scomparve inghiottito da altre gallerie. Non appena anche l’unico motore

rimasto cessò di funzionare, il pilota mise le pale delle eliche a bandiera e iniziò la discesa sulle acque

sperando in un ammaraggio delicato. Sapeva che l’aereo non avrebbe galleggiato per molto ma avrebbero

avuto il tempo di uscire e aspettare i soccorsi nuotando.In quello stesso mese Parigi veniva bombardata

dagli Stukas Tedeschi, molte furono le vittime tra i civili.

La città venne occupata il 14 giugno e il 17 la Francia si arrese. L’aereo toccò l’acqua più volte finché un’onda

colpì il muso un po’ più forte e l’intero velivolo venne inondato mentre si arrestava sull’acqua.

La prua, come oggi possiamo vederla, si accartocciò completamente  all’impatto con l’acqua, la parte di telaio

sopra i piloti, in legno, si distaccò interamente. Il BR20 affondò quasi subito trascinando con se l'armiere

Tommaso Ferrari, il marconista Salvatore Gaeta ed il tenente pilota Simone Catalano.

Il 2° pilota Maresciallo Ottavio Aliani era ai comandi al posto del ten. Catalano, ormai senza conoscenza

per il ferimento riportato nello scontro contro i francesi. Fu l’unico superstite insieme al 1° av. motorista Farris,

raccolti dopo due ore di permanenza in acqua dai natanti della costa usciti a prestare soccorso, 

il mattino del 13 giugno 1940. Il ten. Catalano, a cui fu conferita la medaglia d’oro al valore militare, s’inabissò

con il suo velivolo nonostante gli sforzi di Aliani e Farris per salvarlo. Perirono anche il serg. maggiore

armiere Ferrari ed il 1° av. marconista Gaeta.

 

  • LA STORIA DEL BR 20 MM 21505

di Bruno Spadi 

Quel malaugurato 14 giugno 1940,

oltre al BR 20 precedentemente preso in esame,

 un altro velivolo italiano subi’ la stessa

tragica sorte, per opera dei Dewoitine mod. D 520

ad ala bassa Francesi. L’ aviazione Italiana

difendeva i propri bombardieri con gli obsoleti

FIAT CR.42 , biplani ormai superati.

Per dare l’idea della differenza di prestazioni

e’come se ai giorni nostri si paragonasse

un’autovettura moderna con una degli anni ’70. I FIAT erano nati nel 1938, gia’ in ritardo a livello tecnologico se

confrontaticon i velivoli degli altri paesi occidentali: la velocita’ non superava i 340 km/h contro i 500 dei Francesi che

inoltre potevano trasportare 500 kg in piu’, avevano un armamento piu’ pesante composto da una mitragliatrice

da 20 mm e 4 da 7,5 contro le sole due da 12,5 italiane e volavano a quote superiori. Il divario era ben noto ai

comandi Italiani che, per ovviare a tale  svantaggio, programmavano incursioni atte a distruggere gli aerei nemici

sorprendendoli  nelle basi prima del decollo. 

Se per qualsiasi ragione cio’ non avveniva per l’aviazione Italiana erano guai. Ed e’ proprio cio’ che avvenne

quel lontano giorno di Giugno. Una prima squadriglia, dipendente dalla divisione aerea Borea, partita da

Cervere CN e Villanova Torinese,  composta da 46 aerei, bombardo’ le basi di Fajence e Hyeres con risultati mediocri

visto che sulle piste vi erano pochi aerei nemici. Alle 9.20 da S.Damiano di Piacenza partirono i primi  10  BR 20,

ma uno dovette immediatamente fare ritorno alla base per una avaria. Nel ventre dei bimotori alloggiavano

4 bombe da 100 kg e altrettante da 50. Giusero sul bersaglio alle 11 e dopo il bombardamento rientrarono alle 13.

Un secondo gruppo di bombardieri era decollato quasi in contemporanea al primo dalla base di Cascina Costa,

ma arrivo’ in ritardo a Hyeres, forse a causa del maltempo.Ad attenderli, oltre alla contraerea, vi erano i caccia Francesi

allertati dopo il primo attacco. Lo scontro aereo era ormai inevitabile. La  ‘’ caccia’’ Francese si scagliò

all’inseguimento del bombardiere più arretrato della formazione scaricandogli contro una gragnola di colpi da 20 mm che,

attraversando la copertura telata del velivolo, colpii a morte il primo pilota e altri due componenti dell’equipaggio.

Il Maresciallo Raffaele Bruni riusci’ a mantenere il controllo del velivolo conducendolo fino a Cascina Costa.

Per questa operazione gli venne conferita la medaglia d’argento al valor militare.Sorte peggiore toccò al bimotore

mat. MM21503 che, colpito a entrambi i motori, ammaro’ a S.Stefano al Mare, come ampiamente descritto.

Sorte ancora più drammatica ebbe l’equipaggio dell’ aereo mat. MM21505 comandato dal Ten. Aldo Sammartano

il cui corpo  venne letteralmente risucchiato nel vuoto attraverso uno squarcio della carlinga martoriata

dai colpi dei Dewoitine. Pur finendo in mare a poche centinaia di metri dalla costa non venne mai ritrovato.

Al comando del velivolo rimase il sergente Giuseppe Goracci che allerto’ i restanti membri dell’equipaggio affinché

si preparassero a lanciarsi con il paracadute. Puntò quindi verso la costa perché gli uomini feriti in mare aperto

non avrebbero avuto nessuna possibilità di sopravvivere. Natale Vannuzzo, nonostante le gravi ferite al braccio riportate,

continuava a sparare dalla torretta dorsale. Quando il motore destro prese fuoco, Giuseppe ordino’ di allacciare

i paracaduti a Costa e Mangiarotti che erano feriti gravemente e di lanciarsi insieme a loro. Poi, con un’ultimo sforzo,

porto’ l’aereo in linea con il mare per evitare che il velivolo senza più controllo si potesse schiantare sul centro abitato.

Il BR 20 precipito’ in mare a 15 miglia a sud di Cap Camarat.Prima che i componenti dell’equipaggio toccassero terra

inizio’ un tiro al bersaglio verso gli inermi aviatori. Renzo Mangiarotti venne colpito mentre era i volo.

Analoga sorte tocco’ a Mario Costa. Per Giuseppe Goracci la fine fu’ ancora piu’ impietosa. Raggiunto il suolo venne

circondato dalla folla inferocita che gli fu subito addosso massacrandolo di botte. Venne finito con un colpo in testa

assestatogli da un soldato. La fortuna arrise di contro a Natale Vannuzzo che cadde nel giardino di una anziana signora

che lo protesse fino all’arrivo della milizia Francese. Ricoverato in ospedale venne poi arrestato come prigioniero di guerra.

La storia venne raccontata da Vannuzzo a Bartolomeo Di Monaco durante la degenza in ospedale il  25 Luglio 1940.

Vannuzzo era stato liberato dal comitato di liberazione e di li a poco avrebbe deposto sugli avvenimenti precedentemente

illustrati. Al povero Sergente Maggiore Giuseppe Goracci venne conferita la medaglia d’oro al valor militare.

 

 

L’IMMERSIONE

Di BRUNO SPADI  e LORENZO MOTTADELLI

 

 

 

 

 

 

Scendendo sul relitto

del BR 20  ci troviamo

di fronte a un ‘’traliccio

con le ali’’,

ma di grande effetto

Lo dobbiamo immaginare

con la fusoliera ricoperta 

 in tela e le ali con    spessi fogli di alluminio. 

 

Subito si e’ attirati dai 2

grossi motori stellari che

possiedono ancora i loro

24 cilindri (1000 cavalli

cad.) raffreddati ad aria, 

di cui sono visibili solo

quelli in prima fila. Sono

inoltre distinguibili i

tubi di scappamento e le

leve di regolazione di

aria, miscela, benzina ect. 

 

 

Le eliche erano

le prime che potevano

variare l’inclinazione

delle pale, la parte

anteriore della

mitragliera manca,

distrutta durant

e l’ammaraggio,

ma la mitragliera

si trova ancora al suo

posto, infangata sotto

lo strato di sedimento

che di anno in anno aumenta, tanto che solo pochi anni orsono si potevano vedere le due canne rivolte in basso.

Per gli amanti della biologia marina vanno segnalati ricchi popolamenti di belle spugne dal colore giallo intenso del

genere AGELAS OROIDES che danno un colpo di colore alle strutture usurate dall’impatto e dalla lunga permanenza

sul fondo.

Poco sopra, la cabina di pilotaggio, aveva il rivestimento in legno ormai andato distrutto, ma ancora parzialmente

visibile al momento del ritrovamento.E’ possibile osservare parte dei sedili dei piloti, alcune cloches e pochi altri oggetti.

Dietro i due vani della strumentazione il posto del navigatore/bombardiere, con seggiolino e consolle di carteggio

 

 

Infilandosi tra i tubi si può capire

quanto fosse angusto stare

in quella posizione a migliaia

di metri dal suolo con il vento

che faceva vibrare la tela,

accovacciati su una passerella

di legno!

Posteriormente la mitragliera dorsale

fa ancora bella mostra di se rivolta

verso l’alto come se dovesse sparare

da un momento all’altro

Per la mancanza della copertura in tela

e’ visibile parte del carrello posteriore,

Sotto l’ala destra la ruota con

l’enorme gomma ancora perfettamente gonfia.

Qui, guardando la cabina, si nota sull

a fusoliera un piccolo oggetto, simile

a un motore stellare senza elica. Fungeva da misuratore della velocità del velivolo riferita al vento, utile insieme ad altre

apparecchiature, in fase di bombardamento, per colpire con precisione i bersagli al suolo.

Abitanti consueti del relitto sono grossi gronghi, CONGER CONGER, di cui uno enorme nella zona del carrello,

aragoste PALINURUS ELEPHAS, murene MURAENA HELENA e scorfani rossi SCORPAENA SCROFA. 

Più raramente compaiono splendidi pesci luna, MOLA MOLA, sempre difficili da avvicinare. Altro incontro inconsueto

e’ quello con il gattuccio, SCYLIORHINUS CANICULA, squalo di abitudini notturne, color bruno con macchi

e più scure, che si nasconde in zone riparate in attesa dell’imbrunire. La presenza di questi pesci e’ segnalata

dalle loro uova dall’aspetto di astucci rigidi, trasparenti e di forma rettangolare con lunghi filamenti ai lati con cui

vengono fissati al substrato.


TIPO DI RELITTO: BOMBARDIERE FIAT BR 20

DATA AFFONDAMENTO: 13 giugno 1940

PROF. MAX.: -49m

TIPO IMMERSIONE: Tecnica

NOTE: Possibilità di corrente forte soprattutto in superficie